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"E quali amici potrei avere se non voi, rari, minoritari, corrosi dal malore civile, con l'utopia nelle vene e il diamante nel cervello...?" A.Piromalli, Amici
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Ci sta una terra di nessuno da qualche parte nel cuore come un miraggio incastrato tra la noia e il dolore... Domani ce lo diranno dove dovremo passare, ma c'è una terra di nessuno e ci si deve arrivare... Francesco De Gregori, Pane e castagne
Auguri
25 aprile 2010


Buon 25 aprile a tutti! 



permalink | inviato da ilvegliodicreta.ilcannocchiale.it il 25/4/2010 alle 8:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Per illaicista
6 aprile 2010

Caro Mauro, 
non so se ti capita ancora di fare qualche puntatina su questo blog. Lo so, negli ultimi tempi non ho dato molte ragioni per passare dalle mie parti. L'ultimo mio intervento prima dei post pubblicati in questi giorni risaliva a gennaio e, immagino, chiunque abbia una vita e un'intelligenza impegnate ha di meglio da fare che visitare un blog che pare essere stato abbandonato. Ma che ci vuoi fare, i tempi stretti dell'Università, gli impegni quotidiani e, forse, cambiamenti dei quali ancora non riesco a rendermi conto adeguatamente mi hanno portato a trascurare alquanto questo spazio che, pure, mi consente di esprimere opinioni ed eventualmente (raramente, ormai) discuterle. 
Comunque volevo dirti che, tornando a mettere mano a questo piccolo fortilizio virtuale, sono andato sul tuo link ed ho visto che anche tu l'hai abbandonato. Non nascondo che la cosa mi è dispiaciuta non poco non solo perché con te, nel corso del tempo, è maturato un rapporto cordiale di stima e rispetto, ma anche perché ho sempre considerato il tuo blog uno dei rari luoghi in cui è possibile incontrare un'intelligenza acuta, puntuale e scevra da dogmatismi e fanatismi. Ma forse mi sto sbagliando: forse hai solo "fatto un trasloco". In tal caso spero di poterti aggiungere ai miei link per ragioni che riguardano tanto le possibilità che avrei io per accedere a informazioni e prese di posizione sulla realtà che, altrimenti, potrebbero facilmente sfuggirmi, quanto per l'opportunità di offrire ai miei (pochi) visitatori una fonte che io reputo importante. In caso contrario, non entro nel merito della tua scelta. Se l'hai fatta avrai avuto senz'altro le tue buone, ottime ragioni. 
Comunque stiano le cose, spero di sentirti presto su questo blog. E, per citare De Sanctis, ti saluto con la viva cordialità che lui attribuiva (e riconosceva) al "popolo napolitano", che non dice mai "addio", ma "a rivederci". 

ilvegliodicreta 



permalink | inviato da ilvegliodicreta.ilcannocchiale.it il 6/4/2010 alle 22:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
Auguri
4 aprile 2010

Tanti auguri di buona Pasqua a tutti! 



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politica interna
L'ambigua chiarezza di Marco Travaglio
2 aprile 2010

Di fronte al peggior Berlusconi,che governa e sgoverna scontentando larga parte del suo elettorato e giungendo,con queste elezioni regionali, a lasciare per strada ben due milioni di voti,perdere era un'impresa epica. Il Partito Democratico c'è riuscito, muovendosimale nella scelta dei candidati nelle regioni ed attuando, a livello nazionale,una politica ambigua, al limite (ed anche oltre il limite) dell'inciucismodalemiano. Non a caso le urne hanno premiato chi, nell'arena dei partiti, haparlato chiaro: la Lega Nord, l'Italia dei Valori e il Movimento 5 Stelle diBeppe Grillo. Questa, in sintesi, la diagnosi delle elezioni regionali offerta,in un editoriale apparso su Il FattoQuotidiano, da Marco Travaglio. Non un gran che come diagnosi, dunque. Percarità: che il PD abbia bisogno di ripensare drasticamente alle mosse fattetanto a livello regionale quanto sul piano delle scelte della dirigenza è sottogli occhi di tutti. Ma, appunto, è sotto gli occhi di tutti: Travaglio scoprel'acqua calda, un pò come quel tale che sosteneva che in battaglia non ci si vasenza le munizioni. E poi, per fare un piatto di pasta che abbia almeno unavaga somiglianza con quelli di Vissani, non è sufficiente prendere un pacco dirigatoni e buttarceli dentro: è necessario averci messo, prima, il sale. Fuordi metafora: una diagnosi seria, che parli chiaro anziché ripetere parole più omeno a effetto, ha bisogno di intelligenza - il sale. Non di Marco Travaglio.

Tra gli esempi che lui offre,infatti, gli unici che stanno in piedi sono, probabilmente, quelli della Pugliae della Calabria. Sulle coste dell'Adriatico Vendola ha vinto contro ilcandidato del Pdl ma anche, e soprattutto, contro il folle harakiri deidirigenti del PD, che al suo posto volevano tale Boccia (bocciato anche cinqueanni fa), e Loiero è stato un puro e semplice regalo a Scopelliti. Ma, aguardare il Piemonte, quella arrogantona di Mercedes Bresso non ha perso per ilfatto di essere una candidata da strapazzo, ma perché il buon Grillo ha offertouna mano consistente al leghista Cota (non a caso una regione ben amministrataper cinque anni dal centro-sinistra è finita in mani leghiste al fotofinish).Oppure, prendendo in considerazione la Campania, il pluri-processato De Luca hapotuto godere dell'appoggio dell'Italia dei Valori di Di Pietro (che, perTravaglio, vince per il fatto di parlare chiaro). Ed ancora: il miglior amicodi Santoro rimprovera al PD di aver silurato, nel Lazio, un candidato comeZingaretti e di optare, malgrado il Papa, per Emma Bonino. Cosa che, però,suona alquanto strana detta da uno che finora ha esaltato il "parlarchiaro": candidare una storica militante radicale laddove governaRatzinger non significa, forse, effettuare una scelta di campo netta? Che ideaha Travaglio del "parlar chiaro"? E, in ogni caso, non è vero cheZingaretti non è stato candidato. Non si è voluto candidare, che è ben altracosa - e penso che Travaglio lo sappia. Tutto questo mi fa pensare che ilnostro prode editorialista non sia riuscito (o non sia stato interessato) acapire cosa è successo con queste elezioni.

Perché, in realtà - e come alsolito - non ha vinto chi ha parlato chiaro, ma chi ha parlato di più. Anzi,chi ha gridato, magari anche per coprire il rumore di ossa che facevano glischeletri nel suo armadio. E, per essere più chiari, si può dire che ha vintochi ha saputo gridare meglio al di fuori delle politiche di vertice, stabilendoun dialogo serrato con realtà extra-politiche. La Lega, con la sua fortissimabase territoriale, e l'IDV e il M5S con i rapporti stabiliti con le piazzereali e virtuali. Nell'era di internet la gente vuol partecipare o, perlomeno,sentirsi partecipe, e queste tre forze politiche hanno saputo interpretarequesto bisogno. Potrebbero essere la forma abbozzata di un nuovo modo di farepolitica: la politica che si scorderà le nomenklature e le sezioni di partitoper diventare movimento o, più precisamente, per organizzarsi inpartiti-movimento. Ma, sottolineo, queste ne sono solo la forma abbozzata e,per di più, rischiosa. La Lega è la Lega, col suo passato secessionista e ilsuo presente federalista; Di Pietro è l'ex Ministro delle Infrastrutture(quello che non ha voluto la chiusura dei lavori per il ponte sullo Stretto diMessina malgrado il Governo non avesse intenzione di realizzarlo) e ilpadre-padrone di un partito che morirà quando lui si ritirerà dalla politica(il congresso svoltosi a gennaio 2010 è, per l'Italia dei Valori, il secondo:il primo risaliva al 2001); Grillo è l'uomo che, durante una manifestazione dipiazza, si fa trasportare su un gommone da un gruppo di ragazzi per dimostrareche ha fiducia nei suoi uomini (manco fosse un sovrano assoluto). Per tuttequeste ragioni, anziché fiondarsi contro il PD con la furia censoria di unreuccio stizzito, ci sarebbe bisogno di una seria analisi dei suoi errori e,soprattutto, di uno slancio sinceramente teso alla sua riedificazione politicae morale. E sono convinto che ciò sia dovuto non a un deficit di chiarezza(visto che la chiarezza pare non pagare), ma a un deficit di partecipazione dalbasso che, in futuro, dovrà essere il vero obiettivo del partito.

Un'ultima osservazione.Travaglio, nell'elencare le "amene attività" dei leader delcentro-sinistra, ha osservato che essi sono intensamente attivi nel radicarsi"nelle terrazze romane" e ad occuparsi "di casi urgentissimicome la morte di Pasolini". Ecco, quest'ultima poteva evitarsela. Davvero.  

 

 

La metamorfosi
22 gennaio 2010

 
L'Italia non può permettersi altri cinque anni di governo di Silvio Berlusconi: non sarebbero "ecosostenibili". [...] Per non parlare di ciò che è accaduto sul terreno dei diritti civili, con un'autentica aggressione contro le libertà personali: contro il divorzio breve, contro l'aborto, contro i pacs, contro la fecondazione assistita e la libertà di ricerca scientifica, fino all'ultimo tentativo di sbattere in carcere i ragazzi per qualche spinello. (dal sito internet de La Rosa nel Pugno, 10 marzo 2006)

Daniele Capezzone (fonte Wikipedia). Guardatelo ora.

politica interna
Elezioni regionali
5 gennaio 2010

L'attuale situazione delcentro-sinistra nella distribuzione dei governi regionali è, in buona sostanza,specchio da un lato della persistenza di storiche "roccaforti" comel'Emilia-Romagna, la Toscana, l'Umbria, le Marche, la Liguria e la Campaniadella "reggenza-Bassolino", dall'altro del trionfo della tornata elettoraledel 2005, quando l'allora Governo Berlusconi fu costretto a giustificare le suemancate dimissioni dopo il tracollo alle regionali evidenziando le differenzetra la sua situazione e quella del Governo presieduto da Massimo D'Alema, cheera caduto proprio a causa degli "schiaffoni" rifilatigli dagliitaliani alle regionali precedenti. Insomma: una situazione complessiva dinetto vantaggio, pur considerando che nel corso di questi cinque anni parecchiecose sono cambiate - si veda l'Abruzzo, passato nel 2008 al pidiellino Chiodi,o la Sardegna, che dal 2009 è governata dal berlusconiano Cappellacci.

Tuttavia parecchie cose sonocambiate e parecchie cose promettono di cambiare ulteriormente in questopanorama. Non è infatti molto difficile prevedere che, dopo lo scandalo-rifiutidi Napoli, lo scandalo-trans che ha travolto Marrazzo e gli intrallazzi dellaSanità pubblica pugliese emersi a proposito della vicenda Tarantini-escort,Campania Lazio e Puglia passino al centro-destra, andandosi così a sommare aquel gruppo di regioni "azzurre" (Abruzzo, Molise, Friuli-VeneziaGiulia, Sicilia, Sardegna) in cui si tornerà a votare tra il 2011 e il 2013 e aquelle "roccaforti" del credo berlusconiano-leghista che sono laLombardia e il Veneto. Stando così le cose l'obiettivo del Partito Democraticonon è quello di coltivare la "vocazione maggioritaria" nel cui segnoè nato, ma di non perdere la possibilità di continuare a coltivarla. In altreparole: di non perdere troppo terreno, mantenendosi saldo nelle regioni in cuiè tradizionalmente forte e non cedendo Piemonte, Basilicata e Calabria.Obiettivo non facilissimo e, per di più, di basso profilo. Già, perché quando inumeri di partenza sono dalla tua parte ma sai che dovrai fare di tutto per nonfarli passare troppo nettamente al tuo avversario sai anche, di conseguenza,che la tua vittoria consisterà in un sostanziale pareggio, cioè una mezzasconfitta. Ecco: l'obiettivo del PD, ora, è una mezza sconfitta e non è nemmenofacile raggiungerla.

Imputare questa situazione a Bersaniè possibile solo in parte, non del tutto. In parte: perché aveva ragioneChiamparino, a suo tempo, a suggerire di arrivare alle regionali guidati daFranceschini e di posticipare le primarie al dopo-elezioni, così da creare lecondizioni per consolidare il risultato tutto sommato positivo delle europee eaver tempo di pensare, in seguito, ad un eventuale cambio della guardia nellasegreteria. Non del tutto: perché l'attuale segretario, in fondo, si trova adover gestire (da poco tempo, per di più) una situazione in cui tra i successidel 2005 e le consultazioni di quest'anno c'è stata la disastrosaparentesi-Veltroni, che ha gettato il partito in una condizione di impassecronica anziché rilanciarlo come forza politica all'altezza dei tempi. Ha pochimesi all'attivo e un terremoto alle spalle: pensare che adesso non abbia dapensare alla resistenza ma abbia da progettare nuovi trionfi è come pretendereda lui la bacchetta magica. Che, fisiologicamente, non ha.

Non è, tuttavia, impossibileformulare un giudizio sul modo in cui Bersani e, in generale, il partito stannoaffrontando la situazione. Perché tra il tallonamento effettuato da Di Pietrosui temi della legalità e dell'antiberlusconismo oltranzista e le censuredell'attuale maggioranza, che di fatto mostra di considerare un pericolo per lademocrazia tutto ciò che muove critiche appena al di sopra dell'ininfluenza alsuo operato, il Partito democratico sembra aver riscoperto la sua antica animama-anchista, facendo leva tanto sugli animi eccitati di stampo dipietrista (edè la linea dell'opposizione interna: quella Franceschini-Veltroni, perintenderci), tanto sul bisogno di larghe intese e di accordi col Governo (ed èla linea di maggioranza: quella Bersani-D'Alema). Ovvero: anziché essere unautentico e credibile baluardo della politica democratica in Italia contro gliopposti speculari del berlusconismo verace e del dipietrismo d'assalto, sipresenta come una forza spaccata al proprio interno con un'anima maggioritariatendenzialmente inciucista - e recenti esternazioni di D'Alema, in proposito,hanno davvero fatto solo male. Anziché proseguire sulla strada battuta conbuoni risultati da Franceschini, che attuò una politica di intelligenteopposizione al Governo, si muove ambiguamente strizzando l'occhioall'intrallazzismo di prassi.

Le alleanze? Rimettere mano allasinistra radicale significherebbe rimettere mano a un corpo morto, delle cuicarni si sta cibando avidamente e furbescamente Di Pietro (non a caso ci sonostate recenti polemiche che hanno visto il leader dell'Italia dei Valori controle figure più in vista degli ex rifondaroli e comunisti italiani, visto che ilsuo partito succhia elettori anche da lì); stringere patti con l'Udcequivarrebbe a mettersi in compagnia di un partito di "dubbio gusto",viste le sue tendenze altrettanto intrallazziste e i suoi dubbi trascorsi intema di rapporti con la mafia; allearsi con Di Pietro vorrebbe dire mettersi ilnemico in casa, poiché l'ex magistrato non perde un'occasione per attingere albacino elettorale del Partito democratico ma, nello stesso tempo, non si lasciascappare neanche una possibilità per ricordargli di essere un suo potenzialealleato. Tutti potenziali compagni di strada: nessun potenziale alleatostabile. Credo che, da un certo punto in poi, il partito dovrà avere ilcoraggio di recuperare il suo spirito iniziale epurandolo delle sue ingenuità ecorrere solo. Ma, per farlo, dovrà liberarsi dalle ipoteche inciuciste che puresi muovono al suo interno.  

Auguri (e perdonate il ritardo)
26 dicembre 2009

Tanti auguri di buon Natale a tutti. 



permalink | inviato da ilvegliodicreta.ilcannocchiale.it il 26/12/2009 alle 14:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
E chi mi impenna, e che mi scald'il core? - Giordano Bruno
26 novembre 2009

   E che mi impenna, e chi mi scald'il core? 
Chi non mi fa temer fortuna o morte? 
Chi le catene ruppe e quelle porte, 
onde rari son sciolti et escon fore? 
   L'etadi, gli anni, i mesi, i giorni e l'ore
figlie et armi del tempo, e quella corte 
a cui né ferro né diamante è forte, 
assicurato m'han dal suo furore. 
   Quindi l'ali sicure a l'aria porgo, 
né temo intoppo di cristall'o vetro; 
ma fendo i cieli, e a l'infinito m'ergo. 
   E mentre dal mio globo a gli altri sorgo, 
e per l'eterio campo oltre penetro: 
quel ch'altri lungi vede, lascio al tergo. 
politica interna
La solitudine del sovrano
8 ottobre 2009
 

Il Lodo Alfano è stato bocciato.
Per dire la verità non ci speravo. Pensavo che la pressione esercitata da un clima politico arroventato sull’operato della Corte Costituzionale ne avrebbe compromesso la lucidità e serenità di giudizio. Pensavo che, per l’ennesima volta, Berlusconi si sarebbe salvato il culo. E invece no: i magistrati hanno fatto il loro dovere fino in fondo.
È una vittoria. La vittoria della Costituzione e dei valori repubblicani sull’arroganza e la prevaricazione del potere; la vittoria di tutti quei cittadini che sono liberi pur senza avere la più pallida idea di avere diritto ad esserlo su quanti, sfruttando questa ignoranza, vorrebbero ridurli in condizione di sottomissione e schiavitù. Ed è, soprattutto, un segnale importante che non tutta l’Italia è Italia o, meglio, che c’è una parte d’Italia davvero italiana, che non ha dimenticato il fervore e la lezione di maestri come Niccolò Machiavelli e Francesco De Sanctis. I giudici della Corte Costituzionale ce lo hanno dimostrato, e di questo bisogna essere infinitamente grati.
Intanto Berlusconi e Bossi sbraitano, dimostrando che il loro Governo non è il Governo degli italiani ma un Governo contro quel tanto di virtù civile e morale rimasta tra pochi nostri concittadini e in qualche zona delle istituzioni. Perché quanto c’è di sano, di pulito, di retto in questo nostro strano Paese loro lo bollano come marxista, eversivo, quasi terroristico. Perché così facendo mettono sotto gli occhi di tutti che non l’inferno italiano, ma ciò che nell’Italia non è inferno è l’obiettivo da distruggere. Ma sono sovrani rimasti soli, e un sovrano rimasto solo sola vuole anche la morte. Sono furibondi, vedono rosso ovunque, ma non possono nascondere i sudori freddi che gli colano lungo la schiena. Il potere, nel quale avevano riposto tutte le loro sicurezze e che gli dava l’aspetto arrogante, paternalistico e violento che in quindici anni ci siamo abituati a considerare consueto non si è dimostrato onnipotente. Hanno dovuto vedere coi loro occhi che c’è qualcosa che sfugge alle logiche del potere, e questo li terrorizza.
Ma il terrore dei sovrani è la speranza di chi non si è ancora stancato di credere in un rinnovamento d’Italia, di chi pur non ritenendo il popolo italiano migliore dei suoi governanti si ostina ancora a guardare al domani come a qualcosa di diverso. Quello a cui stiamo assistendo potrebbe essere un momento da raccontare a chi verrà dopo di noi: un momento in cui, finalmente, i valori della libertà e della giustizia tanto cari ad una ideale “umile Italia” hanno ripreso a farsi sentire a gran voce. Non lasciamocelo sfuggire: ricordiamolo.
Resta da vedere se l’uomo di Arcore riuscirà, per l’ennesima volta, a cascare all’in piedi. Ma la foga con cui si è scagliato contro tutto ciò che gli ha ricordato che soldi, prestigio, demagogia, puttane, clientele ecc. sono solo la foglia di fico di un uomo mediocre sembra lasciar intendere che gli assi nella sua manica stanno progressivamente venendo meno. Ora dovrà rispondere di fronte alla magistratura del suo operato, come ogni cittadino italiano. E che sia colpevole o innocente cambia assai poco la sostanza dei fatti, visto che in ogni caso la sua semplice presenza in un’aula di tribunale dimostra che c’è una parte d’Italia che non si compra e, soprattutto, che il suo sistema di potere mostra segni sempre più forti di indebolimento.

Perdonatemi...
14 settembre 2009
 
...ma voglio postare questa canzone qua...

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permalink | inviato da ilvegliodicreta.ilcannocchiale.it il 14/9/2009 alle 23:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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gennaio